Critica

Superfici

di Federica Luser

Maria Pina Bentivenga è affascinata dalle superfici, dal gioco grafico di linee che riesce ad intrecciare sulla carta o sulla tela, delineando così una propria poetica nata dalla profonda riflessione sulla "necessità interiore delle cose", come se la sua mente avesse riprodotto ciò che di veramente essenziale appartiene alla forma, operando quel processo di sintesi che permette di superare il mondo dell'apparenza per rivelare "l'intima essenza delle cose".

Maria Pina Bentivenga

di Guido Giuffrè

Ella opera sulla lastra con maestria e si direbbe con magia [...] Ne sortiscono immagini dove gli intrecci del segno creano spazi, atmosfere, lontananze fortemente evocative. E questa dimensione sognante (dove anche il groppo aspro d'una ceppaia sembra affiorare o affondare nella memoria) nell'incisione è tratto costitutivo.

Segni della natura lucana

di Vito Clementelli

Un dedalo di segni graffiati su una lastra di rame, un paesaggio oscuro che via via lascia vedere dei segni di luce e un'immagine, delle grotte, dei tronchi nodosi, segno di una vita che c'era.

Maria Pina Bentivenga – Incisioni

di Katya Madio

I segni dell'arte incisoria diventano scrittura febbrile nell'opera dell'artista che centellina sapientemente i tratti dando vita a paesaggi solitari, aspri, "solenni", costituiti da "tormentate e scheletriche strutture" in cui la notevole padronanza del processo tecnico dà vita a una serie di acqueforti meravigliose e intensamente coinvolgenti.

“Io bussai alla tua chiusa imposta con un ramoscello di fiori”

di Duilio Rossoni

Sa con certezza che siamo in una fase di curiosità, di interesse esteriore, di immagine: ma ha fede che un ricordo d'infanzia non è meno tenero e commosso perché affidato all'incontro casuale di un oggetto, di un colore, di un suono e vi ritrova stemperata una commozione antica, di ricordo.

Incisioni

di Giorgio Trentin

Un linguaggio che in tale suo processo elaborativo sarebbe venuto delineandosi nel maturarsi di un tessuto materico, di una materia frutto di un intenso travaglio, portato a concretizzarsi e a caratterizzarsi, spesso, nella tensione, anche drammatica delle tormentate ma anche compatte, esasperate, plastiche strutture di paesaggi, più esattamente sembra di frammenti di paesaggi come avvertiti, colti e afferrati nel vagare dei pensieri, della mente, alla ricerca e alla scoperta, al ritrovamento dei propri punti di vitale riferimento e di verifica negli spazi infiniti, dilatati di una memoria ancora nutrita dagli echi di antichi accadimenti.

Segni d’Arte

di Mauro Buonocore

È tutta una questione di segni... Quelli con cui la mano di Maria Pina graffia il metallo delle lastre, quelli che l'acido scolpisce nelle lastre di metallo e che la tecnica (acquaforte, sempre acquaforte, solo acquaforte) riproduce nelle stampe. Visioni, figure, forme sempre familiari, sempre conosciute negli oggetti dalle sembianze intriganti o nei paesaggi lucani, nei Sassi di Matera che si arricchiscono dei personali voli dell'immaginazione prima di fissarsi sul foglio di carta nella composizione minuziosa e complessa di mille e mille segni.

Fragmenta

di Guglielmo Gigliotti

Maria Pina Bentivenga, quando dipinge o incide, non lo fa per riprodurre immagini del visibile e del visto, ma per portare avanti, passo dopo passo, i suoi lunghi e accurati studi sulla natura del segno, degli elementi che determinano l'immagine e la giustificano in quanto tale.

Maria Pina Bentivenga O Dell’intreccio della vita

di Marco Bussagli

Quando i segni s'intrecciano, ognuno dà forza all'altro e si organizzano in un universo complesso che racconta di ombre e di luci, di volumi e di campiture. E' a questo linguaggio complesso che ricorre, nelle sue incisioni ad acquaforte, Maria Pina Bentivenga.